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Quando Giampaolo Ivaldi, titolare dell’omonima azienda vinicola, nella splendida Valle Bagnario, ci ha proposto di fare una verticale all’interno della nostra manifestazione la IV Rassegna Internazionale Vini Passiti e da Meditazione, dapprima mi ha reso ultra felice perché aveva scelto proprio noi per questa presentazione (era un’ulteriore segno di riconoscimento delle nostre fatiche) al tempo stesso incuriosito visto le annate che ci proponeva 2006 – 1997 – 1960 – 1940 – 1922 – 1888 (si proprio 123 anni).
Tutto questo è successo domenica 6 marzo alle ore 16. A dire la verità per noi dell’Accademia era iniziata alle 15 con l’apertura delle bottiglie e devo ammettere che all’apertura del vecchietto un brivido mi ha colpito il corpo.
Il signor Ivaldi, presidente dell'Associazione Vignaioli di Strevi, ci racconta del terreno calcareo e difficile che porta a ottenere una rilevante selezione naturale di uva, raccolta nel periodo di perfetta maturazione, e una volta selezionati i grappoli migliori, questi sono poi appassiti in graticci per circa 30 giorni, sia al sole, sia in fruttai coperti. Un mese in cui i grappoli sono curati, girati e accarezzati, affinchè l'appassimento sia omogeneo e senza tracce di marcescenza fra gli acini.
La fermentazione del mosto avviene in tini senza l’aggiunta di fermenti con parte delle bucce depurate dai vinaccioli e altri residui, poi il vino viene messo a maturare in botti vecchie della capacità di 200-300 litri (ora fra i 30-40 anni di vita) che non trasferiscono più aromi al vino, ma assicurano l’ossigenazione.
Dopo circa un anno e mezzo di riposo, il vino è imbottigliato per ulteriori sei mesi di affinamento ed è pronto per la vendita, ma non c'è fretta per berlo, "E’ una tecnica di vinificazione uguale a quella utilizzata dal nonno", dice Ivaldi e ci sorprendono le caratteristiche qualitative dei sei prodotti che sono stati conservati con le bottiglie erette in cantine umide, ciò garantisce l’elasticità dei tappi di sughero e la loro tenuta.
Ma cosa ho trovato nei bicchieri:
Al visivo tutti e sei i vini erano limpidi color ambra più o meno carica in funzione dell’età, al naso netta l’aromaticità del vitigno, nel '60, '22 e 1888 ottime sensazioni balsamiche mentre il '40 sembra fare corsa a sé visto il sentore di cera d’api, al gusto ottima freschezza in tutti e sei, buona sapidità e caratteristica comune il sapore di agrumi canditi e albicocca disidratata.
Tutti d’accordo siamo tornati dopo mezz’ora per vedere l’evoluzione e come si pensava i vini erano tutti cambiati, non con sentori nuovi ma con gli stessi ma molto più evoluti.
Sorprendente il 1888 un vino ancora veramente giovane !!!!
A questo punto che dire: veramente grazie sig. Ivaldi e tante grazie anche al suo papà e a suo nonno per quel magnifico 1888.
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